La secessione privata

Mi pare che si stia assistendo con frequenza sempre maggiore a casi di conflitto tra l’autorità dello Stato e la proprietà privata, nell’accezione estremamente estesa che oggi prevale. In questo senso, la questione tra Apple e Fbi assume una valenza quasi paradigmatica: al di là del merito specifico, infatti, quello che si profila è un conflitto tra giurisdizioni. Per questo, trovo tutt’altro che accidentale la circostanza che l’azienda, prima ancora di opporsi all’ingiunzione del giudice nelle sedi opportune (cosa che ovviamente non mancherà di fare) abbia deciso di emettere un comunicato urbi et orbi, nel quale si rivendica il diritto di decidere sulla sicurezza dei dati degli utenti, di fatto opponendo la propria autorità a quella pubblica.

secession

Come spesso accade nelle vicende paradigmatiche, non è essenziale chi abbia ragione nel merito e quali siano le ragioni specifiche dei contendenti, dato che quello che conta è il contesto che ne risalta. Ora, una cosa è chiara: con questo comunicato, Apple dichiara di tenere alla privacy dei suoi utenti, a tal punto da sfidare un’ingiunzione del giudice, e così facendo riscuote consenso tra i suoi utenti. In altre parole, l’azienda, che ospita i dati degli utenti nel suo cloud, che controlla tutte le app che raccolgono e gestiscono questi dati e che possiede il sistema operativo attraverso cui transitano, si propone come garante dei diritti di questi stessi utenti, anche di fronte alla legge.

Per questo parlo di un conflitto di giurisdizione: perché la presenza dei dati all’interno dell’universo Apple è conseguenza di un contratto esplicito tra gli utenti e l’azienda, vale a dire di un accordo tra privati. Il valore di questo accordo viene impugnato contro la disposizione dell’autorità giudiziaria, in base al fatto che esso trascende l’ambito di questa disposizione (this software […] would have the potential to unlock any iPhone in someone’s physical possession), per cui the government is asking Apple to hack our own users and undermine decades of security advancements that protect our customers.

Ora, è chiaro, ed è uno dei principi fondamentali dello Stato di diritto, che la forza pubblica ha dei chiari limiti nei suoi poteri di intrusione nella vita privata dei cittadini, e che un altro di questi principi è l’impugnabilità dei provvedimenti giudiziari. Ma non credo che la questione sia esauribile in questi termini. Infatti, Apple non è un semplice privato, e non agisce come tale: non viene semplicemente rivendicata l’intangibilità di un accordo legittimo tra privati estranei al merito della vicenda che ha portato all’ordinanza (nel caso specifico, la stessa Apple e tutti gli utenti di IPhone diversi dallo sparatore di San Bernardino). Viene invece asserito che il rapporto tra Apple e gli utenti crea una nuova sfera di attività e di diritti, che non è accessibile alle norme esistenti e che, di fatto, è regolata solo dal contratto di utilizzo stipulato tra l’azienda e i clienti. Insomma, l’azienda si fa garante dei diritti civili degli utenti sulla base di questo rapporto privato.

Il punto, che viene ovviamente passato sotto silenzio nel comunicato, è che questo contratto avviene all’interno di una relazione fortemente asimmetrica. Per restare al caso in oggetto, l’utente non ha alcun effettivo controllo sulla protezione dei suoi dati: come ha mostrato il Datagate, per anni l’NSA ha avuto accesso a tutti i dati che voleva, senza che nessuno potesse saperne nulla, e oggi abbiamo solo la parola di Apple. L’azienda è affidataria dei dati degli utenti, in base a termini decisi da essa e che possono tranquillamente essere variati in qualsiasi momento: ogni volta che si aggiorna il sistema operativo o una delle app, possono venir cambiate le modalità del trattamento dei dati, con un consenso dell’utente che avviene in modo quasi automatico e certamente non informato. Il rapporto tra azienda è utenti è quindi basato su un totale investimento di fiducia da parte di questi ultimi, mentre la prima detiene ogni capacità di azione e ogni informazione.

Tutto ciò introduce un notevole salto di qualità rispetto al tradizionale rapporto tra Stato e cittadino: in esso, infatti, ciò che è lecito ai diversi attori, e in particolare allo Stato, è definito da un sistema di leggi, accessibile e modificabile da parte dei cittadini. Insomma, esiste uno specifico campo di attività (la politica) che, tra le altre, ha la funzione di definire che cosa Stato e cittadini possono fare e in quali punti si incardinano e si delimitano i rispettivi diritti. Il contratto, invece, di fatto è una proposta unilaterale, che l’utente può certamente scegliere se accettare o rifiutare, ma che, nel secondo caso, lo lascia di fatto fuori da tutto il campo di possibilità aperto dal prodotto tecnologico in questione. Certo, esiste la concorrenza tra diversi operatori, ma nei fatti è sostanzialmente impossibile optare per una scelta di maggior tutela, visto che comunque permangono tutte le asimmetrie appena descritte.

Tutto ciò è ovviamente facilitato dal contesto statunitense, in cui i contratti tra le parti hanno un’estensione maggiore per l’assenza di un vero e proprio codice civile, e sono i precedenti dei tribunali a definire le regole: è chiaro che la potenza di fuoco legale disponibile a una grande corporation è un ulteriore elemento di asimmetria. Un buon esempio in questo senso, anche se in un ambito del tutto diverso, è dato da questo caso, segnalato da Metatext, in cui una controversia legale può definire alcuni aspetti chiave della maternità surrogata, sulla base dell’interpretazione di un contratto.

Il risultato è che una sfera sempre più ampia di attività, interessi, diritti, doveri e possibilità di guadagno, oggi è di fatto regolata da norme privatistiche, che si impongono, o cercano di imporsi, sulle leggi pubbliche. Le grandi corporation, che utilizzano gli apparati pubblici (in particolare le forze dell’ordine e i tribunali) a tutela dei loro interessi, si annettono sempre maggiori capacità decisionali e normative, sottraendole ai luoghi della decisione pubblica. La natura privata delle innovazioni tecnologiche e dei rapporti economici, a partire dalla fornitura di servizi, si espande anche a tutto ciò che attiene ai diritti civili, nella misura in cui essi sono chiamati in causa da tecnologie e servizi proprietari. Di fatto, possiamo essere cittadini di uno Stato, ma siamo anche utenti di una o più corporation,  e questa condizione di utenti ha sempre più il carattere di una cittadinanza, le cui forme sono decise in modo unilaterale dalla corporation: sempre più ambiti della vita civile sono oggetto di una vera e propria secessione, decisa da soggetti privati ma dalle dimensioni e dalle capacità in grado di rivaleggiare con ogni Stato.

Advertisements

One thought on “La secessione privata

  1. Interessante, ma manca sempre il terzo punto di vista. Da un lato abbiamo un colosso _sovranazionale_ come la Apple, dall’altra uno Stato come gli USA ma potrebbe essere il Bhutan, il principio non cambia, Io però da consumatore italiano di un telefono prodotto in Cina i cui data center sono ovunque nel mondo posso anche chiedermi perché cacchio devo sottostare alla legge di Washington.
    Diciamo che nel Far West delle nuove tecnologie le corporazioni fanno un po’ quello che vogliono, ed è innegabile. Magari negli USA fanno il bel comunicato per tenersi buoni gli utenti, in Cina passano i contatti dei dissidenti al governo. Abbiamo globalizzato l’economia, abbiamo quasi finito con la tecnologia eppure a livello di diritti siamo ancora alla metà del XX secolo, anzi, diciamo all’inizio visto che il principio per cui uno Stato Nazionale non può fare quello che vuole ai propri cittadini vale per tutti meno per quelli che hanno un posto permanente nel Consiglio di Sicurezza o per i loro amichetti del cuore.
    Si lo so, sto buttando nello stesso calderone Cupertino e Groznyj, ma il punto è che senza una politica sovranazionale non si va da nessuna parte. E nel vuoto di potere che si crea si stanno infilando colossi tecnologici, finanziari, energetici.

    Like

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s