Roma, la stampa e il complotto

La questione della figura barbina rimediata dall’attuale giunta pentastellata di Roma sta scivolando, e non è caso raro in questo paese, dal grottesco alla farsa: se fino a poco fa al centro dell’attenzione erano le vicissitudini degli assessori e gli inciampi della giunta, oggi tiene banco la difesa, che parte dalla denuncia di un eccessivo accanimento giornalistico e, come spesso accade con la cattiva retorica, da questa premessa indimostrata trae le più sconclusionate conclusioni.

complotti

Partiamo allora dalla premessa: i giornali stanno parlando di Roma quanto ne hanno parlato in precedenza, con altre amministrazioni. Per una serie di ragioni facilmente comprensibili (è la capitale, molti giornali vi hanno la sede, la contiguità di politica locale e nazionale è molto più forte che altrove, senza contare che le vicende romane hanno sempre un gusto perverso che altre non hanno), quello che succede a Roma fa più rumore di quanto accade in qualsiasi altro posto, Milano compresa. Come gli scontrini di Marino sono diventati un caso sproporzionato, così le polemiche sulle nomine della giunta Raggi hanno assunto un peso enormemente maggiore rispetto ai casi, sostanzialmente analoghi, avvenuti in queste stesse settimane a Milano con Sala. Allo stesso modo, il fatto che si tratti di un’amministrazione inedita, che vuole marcare la massima discontinuità con il passato, rende ancora più evidenti e significativi tutti i segni di continuità, specie sul fronte dei sospetti di collusione tra politica e denaro. E poi c’è un terzo fattore: la giunta capitolina, così come ogni amministrazione pentastellata, anzi ogni eletto di quel partito, non è autonoma e legittimata nelle sue scelte dal mandato elettorale, ma sottostà al controllo dei detentori del brand (via contratto personale), nonché alla sorveglianza politica di eventuali organismi ad hoc, come il celebre direttorio; pertanto, ogni incongruenza o dissonanza rispetto alla linea ufficiale diventano, ipso facto, questioni di rilevanza nazionale.

Insomma, il punto è semplice: dal momento che il M5S si dichiara completamente altro rispetto agli altri schieramenti politici, al punto da negare ogni normale dialettica con loro, ogni fatto che metta in dubbio questa alterità diventa rilevante. Che poi così sia difficile governare, è problema che si sono creati da soli, e da soli se lo risolvano. Nel caso specifico, l’interesse della faccenda Muraro, e di tutti gli altri nomi che hanno sarabandato intorno alla sindaca, può essere riassunto in questa piccola domanda: ma perché il M5S si sta spendendo così tanto per difendere una persona sulla quale ci sono dubbi in conseguenza della sua partecipazione alle precedenti (corrotte) amministrazioni, in altre parole dei suoi legami con una storia che il M5S si fa un vanto di voler spezzare? A mio parere, si tratta di una questione significativa per una forza che si candida a governare, e m pare sufficiente a che i giornali se ne occupino, senza dover scomodare ipotesi di complotto.

Anche perché il bello di queste ipotesi è che si tratta, classicamente, di un ragionamento circolare: il (preteso) attacco mediatico parte da poteri forti di varia denominazione, preoccupati per il pericolo rappresentato dal M5S, pericolo che consiste nel fatto che loro sì che sono diversi dagli altri partiti collusi, e a dimostrarlo è proprio il fatto che sono sotto attacco. Ora, la più evidente fallacia di questo argomento, se vogliamo chiamarlo così, è quella che ho appena cercato di mostrare, e cioè che la giunta di Roma è oggetto di attenzione e di dibattito pubblico proprio per la sua continuità con certi circoli e gruppi del potere (di destra) romano più consolidato, e perché il metodo seguito nelle nomine della giunta, che non era mai stata comunicata agli elettori prima del voto, sta tutto nel solito giro di segnalazioni e cooptazioni, senza che si sia visto nulla di quell’approccio partecipativo e orizzontale che viene tanto rivendicato dai pentastellati.

E poi, questi poteri forti, ma tanto forti da impedire al povero onorevole Di Maio di comprendere le mail che riceve (senz’altro attraverso la somministrazione di allucinogeni nella camomilla), questi poteri forti, insomma, chi sono, e perché avrebbero tanto in uggia il M5S? Sono quelli che vogliono le Olimpiadi a Roma? Sono i capi della finanza mondiale che vogliono mantenere l’euro? Ma perché, allora, i poteri che vogliono le Olimpiadi a Parigi o Los Angeles dovrebbero essere meno forti? E se i caporioni della finanza mondiale volessero il fallimento dell’euro, tanto da averci puntato cifre da capogiro al tempo della crisi? Se questi poteri forti fossero non solo forti, ma tanto astuti da pilotare la stampa italiana ad attaccare i Cinquestelle per convincere gli elettori che loro sì sono diversi, quando in realtà sono asserviti ai poteri fortissimi, e stanno preparando il mondo alla definitiva conquista rettiliana? Come si vede, è una frittata persino troppo facile da girare. Del resto, chi ha studiato un po’ di logica sa bene che da una premessa falsa ogni conclusione è lecita: ma la logica, si sa, è un’altra invenzione dei poteri forti.

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