L’evoluzione e la teodicea

Perché la teoria darwiniana è il campo di battaglia tra scienza e religione? Certo, la Bibbia dà un resoconto abbastanza dettagliato della creazione e, a prenderla letteralmente, non c’è spazio per equivoci. D’altra parte, va detto che molte denominazioni religiose che si rifanno a questo testo non sembrano avere grossi problemi: né la grande maggioranza delle diverse scuole dell’ebraismo, né la Chiesa cattolica e nemmeno quelle luterane si fanno grandi problemi in questo senso, forti di una tradizione ermeneutica che offre soluzioni ben più articolate dell’interpretazione letterale. Del resto, lo stesso resoconto biblico offre buoni appigli in questo senso: la progressività della creazione, che era già ben presente ai commentatori talmudici fin dalle parti più antiche della Mishnah, non è affatto incompatibile con il processo della selezione naturale, specie se letta attraverso l’idea dell’autonomia del creato, che si muove per conto suo secondo logiche proprie, idea molto presente in ambito ebraico.

god-evolution

Anche al di là delle magnifiche sottigliezze rabbiniche, della comprensibile cautela cattolica verso l’eventualità di altre controversie con la scienza e della fondamentale secolarizzazione delle chiese protestanti europee, resta comunque la stranezza del particolare accanimento contro la teoria dell’evoluzione, quando i luoghi biblici in conflitto con l’evidenza scientifica sono molteplici, dalla celebre faccenda del geocentrismo che tanti guai ha causato alla teoria copernicana ai miracoli di Gesù, fino alla dinamica del dliuvio o alla pioggia di fuoco su Sodoma e Gomorra, per mettere insieme solo le prime cose che mi vengono in mente. Eppure, al centro del dibattito, in particolare nel ridicolo tentativo di introdurre un assurdo pluralismo nelle scuole tra una visione scientifica e una mitologica, c’è sempre il difficile rapporto tra la lettera biblica e la teoria dell’evoluzione.

Si può dire che il motivo sia la contiguità stabilita dal paradigma darwiniano tra l’uomo e gli altri animali, negando ogni specifica scintilla divina o imago dei; ma questo, in fondo, vale per ogni branca della biologia, dal momento che non esistono processi biologici descrivibili in modo scientificamente appropriato che distinguano l’uomo dagli altri animali, dalla respirazione al metabolismo, dalla struttura cellulare ai processi cerebrali. Viene allora da pensare che il problema riguardi non già lo statuto specifico dell’uomo, ma la logica che informa l’esistenza del mondo e, se fosse così, i fondamentalisti cristiani avrebbero ottime ragioni per vedere l’evoluzionismo come un acerrimo nemico.

Proviamo, infatti, a leggere il paradigma evoluzionista dalla prospettiva della teodicea, vale a dire dal tentativo di leggere, nella forma e nella storia della creazione e dell’umanità, le tracce di un disegno provvidenziale, o comunque della bontà divina. In altre parole, proviamo a prendere sul serio, per quanto venga da ridere, quel tentativo di salvataggio in corner della teodicea che è rappresentato dal disegno intelligente: in poche parole, proviamo a conciliare evoluzione e creazione, dicendo che la selezione naturale è parte del meraviglioso edificio creato dall’Onnipotente.

Bene, se così fosse, allora la logica della selezione naturale sarebbe la logica stessa della volontà divina, che ha formato il mondo della vita. Ma che mondo è? Un mondo nel quale le specie competono per risorse scarse, in uno squilibrio strutturale, le cui condizioni sono continuamente mutevoli. A questa congerie di fattori casuali ogni specie è chiamata a rispondere, elaborando strategie di sopravvivenza affidate, ancora una volta, alla combinazione casuale dei geni: con queste carte si gioca la partita della sopravvivenza, in un universo dominato dalla fame, dalla paura e dalla morte. Uno stato di natura hobbesiano, in cui la vita è necessariamente nasty, brutish and short.

Il bello è che, stando alla definizione di Agostino, vale a dire dell’inventore stesso della teodicea, tutto questo non è solo male morale, ma male metafisico: male è la privazione di essere, il nulla che alligna nell’esistenza, l’assenza nel cuore della presenza. E la fame è assenza che viene percepita al proprio interno (non essere dentro di noi), la paura è verso una minaccia esterna (non essere fuori di noi), la morte è la cessazione del nostro essere: le tre forme percepibili del male metafisico.

Quindi, il Dio del disegno intelligenteabbracciando avrebbe prodotto un mondo che è strutturalmente nel segno del male, e fin qui la teodicea cristiana (Agostino era uno furbo, mica no) se l’era cavata con la storia del peccato originale e la redenzione attraverso l’incarnazione di Cristo. Il problema è che la teoria dell’evoluzione ci dice che questo male continua ad esserci al fondo di ogni esistenza e che non è eliminabile, è nella natura stessa del mondo, vale a dire della creazione. Perciò il Dio del disegno intelligente non è quello della Bibbia, per lo meno non nella lettura cristiana, ma al massimo un malvagio demiurgo secondo la lettura platonica, se non quella gnostica.

Provo a spiegarmi meglio. Diciamo che la linea della teodicea classica è:

  1. Dio crea il mondo perfetto, come un paradiso terrestre;
  2. Con il peccato originale, l’uomo introduce il male nel mondo (ne attualizza la potenza, con la sua scelta trasforma la sua possibilità in realtà)
  3. Con la venuta di Cristo, all’uomo è data la possibilità di redimersi. Il male resta nel mondo, ma il credente può redimersi, con la fede o le opere, a seconda del modello che si segue.

Il problema è che la selezione naturale falsifica il punto 1: il mondo non è perfetto all’atto della creazione, dal momento che evolve (e qui ci si potrebbe anche stare), e il mootre dell’evoluzione è dato dalla presenza di un male radicale nella struttura stessa del mondo: la stessa presenza dell’uomo, lungi dall’essere la fonte del male attraverso il peccato originale, è il risultato di un processo che si è svolto tutto nel segno del male metafisico.

Ancora una volta, la faccenda è ben digerita dall’ebraismo, che ha trovato una via d’uscita abbracciando sostanzialmente la soluzione gnostica, almeno da Filone Alessandrino in poi. Ma essa è incompatibile con il cristianesimo proprio perché depotenzia enormemente la portata redentrice dell’avvento di Cristo, come del resto si erano già resi conto gli stessi Padri della Chiesa.

Ecco, allora, che i due paradigmi sono inconciliabili: se l’evoluzione è vera e c’è un dio, non è quello cristiano. Dato che ogni prova scientificamente valida ci indica che l’evoluzione è vera, il cristianesimo si dimostra incompatibile con la scienza.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s