Da Ferrante a Swift

L’anonimato dell’autore non è mai una condizione neutrale rispetto al testo, tanto che il romanzo moderno nasce attorno alla convenzione, continuamente rinnovata, del manoscritto ritrovato. Sembra facile liquidare la questione dicendo che l’essenziale, se non proprio tutto ciò che abbia importanza, è consegnato alla pagina, che l’opera è autonoma e che la vita dell’autore sono benedetti fatti suoi.

manuscript

Non è difficile valutare la consistenza di questi argomenti: pensiamo a una delle tante opere formalmente anonime, per esempio i Gullivers’ travels. La misantropia, la sfiducia nel progresso, l’ironia amara che ne percorrono le pagine trovano una lettura ben diversa se  vengono presi così come si presentano o se si conosce la figura del reverendo Swift, piccolo faccendiere la cui promettente carriera fu stroncata dalla caduta del gabinetto Tory nel 1741 e costretto ad assistere al trionfo dei suoi avversari politici, da un angolo di provincia in cui era privato di tutti quei lussi che aveva cominciato ad assaggiare. L’avversione per la guerra e l’imperialismo, lo scetticismo di fronte alle promesse del progresso, il rifiuto per le piccinerie della politica, persino il superamento dell’antropocentrismo cessano di apparire squarci profetici per mostrarsi come la (geniale) espressione del risentimento di un Giuliano Ferrara meno fortunato. Oppure, il Manoscritto trovato a Saragozza: il suo fascino, rutilante e tenebroso allo stesso tempo, non deriva forse in parte anche dalla più che romanzesca statura del suo autore, in cui precipitano in modo così eloquente le ansie e le inquietudini del secolo dei Lumi?

Forse la migliore illustrazione di quanto l’autore sia figura integrale all’opera viene dal Pierre Menard, autore del Chisciotte di Borges, in cui il gioco degli specchi tra realtà e finzione serve a mostrarci come l’invenzione di un autore immaginario che riscrive un’opera reale la faccia rileggere in tutt’altro modo, esattamente come accadrebbe realizzando l’altro esperimento critico suggerito da Borges, quello di rileggere l’Imitatio Christi di Tommaso da Kempes come se fosse stata scritta da Céline. Insomma. sapere chi ha scritto un’opera non è un modo per restituirla all’autore, ma per estenderla fino a inglobare l’autore stesso, con quella stessa operazione che trasforma la realtà storica in cui un’opera ha visto la luce nel suo contesto, in un insieme di rimandi chiarificatori dei sensi e delle intenzioni che la lettera esprime.

Non so quanto il bailamme sulla reale identità di Elena Ferrante aiuti a comprenderne, valutarne o situarne le opere: tra le innumerevoli lacune della mia cultura, ci sono anche tutte le sue opere. Data questa mia imperdonabile ignoranza, non posso azzardare nessuna ipotesi circa la qualità letteraria o la valenza ermeneutica del tanto atteso disvelamento; posso solo rammaricarmi per la signora, che ha subito in vita, e da parte di semplici giornalisti, quel trattamento che normalmente, applicato ad autori che abbiano avuto la buona grazia di morire, frutta fama ai critici.

Però posso rilevare un altro aspetto: che il nascondimento dell’autore è un gioco antico, servito in passato a facilitare la sospensione dell’incredulità da parte del lettore, e a rendere più credibili, per esempio, le confessioni di un’avventuriera dai facili costumi di quanto non sarebbe stato a saperle scritte da un uomo. Oggi, una simile pruderie può avere altri motivi: sfuggire al tedio delle presentazioni e dei salotti, proteggere la propria riservatezza, o fornire un ulteriore strumento di marketing. In ogni caso, l’autore di successo non è soltanto una figura della letteratura, ma anche dell’industria editoriale. In quanto tale, l’autore accetta, insieme ai meritati guadagni, anche un certo livello di esposizione, che l’anonimato, anziché negare, si limita a parafrasare. E forse l’aspetto più eloquente della vicenda di Elena Ferrante, allora, è che il suo anonimato non sia stato violato attraverso la ricostruzione dello stile, dei concetti e delle forme dei suoi scritti, ma con un’investigazione dei flussi di denaro, condotta da giornalisti di una testata finanziaria. Ulteriore prova del fatto che oggi il valore letterario si scrive con molti zeri, nei casi più fortunati anche prima della virgola.

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