Il testo e la materia

Un testo scritto è, letteralmente, la stessa cosa anche se riprodotto infinite volte e in infinite guise. “Pape Satàn Aleppe” è un pezzo del testo della Divina commedia sia se si trova all’interno di una pregevole edizione del testo di Dante, sia se è il titolo di un libro di Umberto Eco, sia se lo si legge scritto a pennarello nel cesso di un autogrill. Invece, “Pape Satàn Aleffe”, anche a trovarla in uno straordinario esemplare manoscritto della Commedia, sarebbe comunque una lezione errata. Il testo verbale, insomma, è indipendente dal supporto su cui viene riprodotto ma è fortemente vincolato alla sua lezione originale: ogni variazione, almeno in linea di principio, genera un nuovo testo. In altre parole, il testo verbale è allografo. Altre opere hanno invece una natura autografa, nel senso che la loro identità non è separabile dalla loro prima occorrenza: per esempio, i graffiti di Lascaux sono compiutamente se stessi solo sulla parete di quella caverna, altrove sono, appunto, riproduzioni. Le due versioni della Medusa di Caravaggio sono due opere distinte, ognuna delle quali è originale, e quella qui sotto è una riproduzione di entrambe.

medusa-caravaggio

Vi sono poi opere dal carattere misto: lo spartito di una composizione musicale è ovviamente allografo, e la sua esecuzione è autografa, ma se viene registrata diviene anch’essa allografa. Tutte queste divagazioni sul tema dell’ovvio sono state innescate da un libro del mio amico Riccardo Rossati, Il canto della materia, che in qualche modo parla proprio di questo. Si tratta, innanzitutto, di un manuale di tecnica pittorica, che parte dalla materia nel senso più pieno: come fare i colori, con quali miscele di pigmenti e oli, quali sono i diversi modi di preparare la tela, e poi le diverse fasi della realizzazione dell’opera, con tutti i passaggi dei vari strati di pittura che creano masse di materia e fasi di forme; materia dalla quale nasce, come un’opera alchemica, la luce stessa del dipinto.

La materia, in questo caso, non è più il fondo cieco della forma, il sostrato di potenza che viene attualizzato dalla formazione poietica, ma è essa stessa forma: il dipinto è la stratificazione di colore, e il colore è olio e pigmento stesi dal pennello su una tela preparata, prima e più essenzialmente che rosso, blu o verde. Sembra quasi che al centro del fare pittorico vi sia quasi una preminenza del tatto rispetto alla vista, in un’inversione che ribalta i rapporti di prossimità: se la vista è il senso della distanza, se si deve fare qualche passo indietro per vedere bene, il tatto richiede una vicinanza che è subito intimità. In questo corpo a corpo la materia della pittura mette in gioco una plasticità non sospettata dal profano: si lascia plasmare nelle forme volute dal pittore, ma in un certo senso le guida, regola lo scorrere del pennello sulla tela, produce la brillantezza o lo spessore che la sua chimica detta, ed è con questi colori, prodotti dal lavoro delle mani, che l’idea visiva viene dipinta.

rossati

Questa irriducibile fisicità, mi pare, è quella che accomuna, nella parola pittore, l’imbianchino e l’artista e che, se restitituisce la giusta dignità al primo, definisce anche il terreno su cui il secondo deve dar prova di sé. Nel lavorare la materia, nel formarla secondo quello che essa contiene – e qui il riferimento al celebre aneddoto michelangiolesco è scontato – ciò che entra in gioco non è tanto (soltanto) la realizzazione di un’idea, vale a dire la trasposizione di un contenuto pensato in una forma visibile attraverso una tecnica che è tanto più efficace quanto meno ostacola questa trasposizione, ma è proprio il frapporsi della materia tra l’idea e la forma, la moltitudine di incidenti di percorso che fanno di ogni segno una storia.

È questo, allora, a rendere autografa la pittura, a segnarne la cifra di testo, di segno, a (contribuire a) formarne il significato: una materia che è irriducibilmente presente, che è sempre in un qui e in un ora che non si lascia moltiplicare nella infinità di luoghi e di momenti in cui può essere presente una riproduzione. Lo stesso testo può essere presente ovunque, in qualsiasi tempo; lo stesso dipinto è sempre in un posto solo, e ogni sua particella è la traccia di una storia irripetibile.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s