Twin Peaks, o il genio nel tappeto

Credo sia una leggenda persiana (ma non ho controllato, e poco importa: never trust the teller, trust the tale) quella secondo cui, anche nelle simmetrie più elaborate dei tappeti più perfetti, deve essere lasciata una minuscola imperfezione, una microscopica rottura dell’ordine, per permettere al genio (djinn in arabo, una sorta di demone intramondano) di uscirne, dopo averne percorso ogni sentiero. Mi pare una buona metafora per il mondo narrativo di Twin Peaks, che concresce indefinitamente su se stesso, in una fioritura frattale che continuamente accenna al momento finale in cui si potrà cogliere il disegno complessivo, eppure non solo lo rimanda, ma lascia programmaticamente intendere che il suo demone potrà ben trovare una via d’uscita. … More Twin Peaks, o il genio nel tappeto

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La massa adorante

Quando venne fuori Vasco Rossi ero un ragazzino, ma ero abbastanza indifferente a quella roba: io ascoltavo i Clash, i Joy Division e, se dovevo sentire qualcosa di italiano, i Cccp (detto per inciso: per descrivere il disagio anni 80, il ribellismo senza una causa di una generazione giustamente delusa dall’impegno settantasettino e tutta sta roba, una riga di Emilia paranoica e una mezza pagina di Frigidaire valgono millanta volte più di tutta la vita e la poetica del melenso menestrello di Zocca, come viene giustamente chiamato da Feudalesimo e libertà). Questo per dire che di quella roba lì non me ne è mai importato punto, ma transeat. … More La massa adorante

Monadi e menadi

Il licenziamento di Giacomo Loprieno, il direttore d’orchestra reo di lesa maestà babbonatalizia, è un buon esempio della condizione antropologica di questo paese. Devo ringraziare il mio amico Antonio Tombolini, osservatore della realtà ben più acuto di quanto lo sia io, per avermi fatto notare quanto questa vicenda sia sintomatica, ben oltre la sua rilevanza … More Monadi e menadi

Bufale orizzontali, censura verticale

L’accusa rivolta a Facebook e Twitter di aver contribuito in modo determinante al successo di Trump, e lo stesso si potrebbe dire del movimento 5 stelle, della Lega e di tutto il simpatico e assortito canagliume populista d’occidente, dice il vero, e al contempo è sbagliata. Se è certamente vero che il populismo campa di bufale, che questi media ne favoriscono la circolazione, e che sulla loro ribalta la bufala ha lo stesso risalto e la stessa dignità della più seria e rigorosa analisi di fatti verificati, rilevanti e significativi, con evidente vantaggio delle bufale, che sono più facili da produrre e fruire, e sono più eclatanti, immediate e viscerali delle ponderose e rigorose analisi dei fatti; se, per farla breve, le celebri parole di Eco sul web e l’imbecillità sono senz’altro vere, temo che il punto non sia esattamente questo o, per meglio dire, che non siano specificamente le policy di Facebook e Twitter. … More Bufale orizzontali, censura verticale

Grab them by the pussy

È evidente che, se si vuole dare un senso al voto a Trump come contrapposizione alle élite, questo termine debba essere inteso in un senso che possa escludere lo stesso Trump. In altre parole, il fatto che sia un uomo ricchissimo, capace di portare alla fortuna o alla rovina intere città, di assumere o licenziare migliaia di persone, il suo stesso stile di vita sardanapalesco sono tutte cose che, evidentemente, restano al di fuori di questa definizione. Eppure, non sono certo dettagli nel personaggio Trump: la sfacciata, cafonissima esibizione di questi tratti, al contrario, costituisce un fattore di primaria importanza nella sua popolarità. Di più; Trump è sfacciatamente orgoglioso di far parte del famoso 1 per cento, di usare ogni trucco, precluso alla massa, per evitare le tasse, di fare shopping tra i politici di entrambi i partiti per curare i propri interessi; eppure, queste indubbie esibizioni di potere non lo rendono parte delle élite. … More Grab them by the pussy

L’autenticità del selfie

Uno dei concetti chiave del Novecento è quello di autenticità. Si tratta di un concetto propriamente moderno, un prodotto maturo della civiltà industriale: soltanto un’epoca in cui la produzione e la riproduzione avessero raggiunto una tale facilità e abbondanza si sarebbe potuta sollevare la questione della sua origine, della distinzione della cosa da una sua copia o una qualche versione, a vario titolo, impropria […] Il bello è che, in questo modo, l’autenticità si differenzia dalla verità, se non vi si contrappone esplicitamente. … More L’autenticità del selfie

Il gioco bloccato

Ormai in tutte le democrazie occidentali sembra che la dialettica politica si eserciti soltanto tra i due poli della tecnocrazia e del populismo, che hanno ormai sostanzialmente sostituito i due campi del conservatorismo e del liberalismo o socialismo, a seconda dei casi. Per meglio dire, la linea di tendenza prevalente vede la tecnocrazia occupare spazi di rappresentanza tradizionalmente collocati “a sinistra” e il populismo “a destra”, con notevoli eccezioni. … More Il gioco bloccato

Da Ferrante a Swift

L’anonimato dell’autore non è mai una condizione neutrale rispetto al testo, tanto che il romanzo moderno nasce attorno alla convenzione, continuamente rinnovata, del manoscritto ritrovato. Sembra facile liquidare la questione dicendo che l’essenziale, se non proprio tutto ciò che abbia importanza, è consegnato alla pagina, che l’opera è autonoma e che la vita dell’autore sono benedetti fatti suoi. … More Da Ferrante a Swift

Il messaggio, il selfie, il suicidio

Svolgere un’attività in modo continuo, persino ossessivo, non implica necessariamente che se ne abbia padronanza, o per lo meno contezza. Ciò è particolarmente vero nel caso della comunicazione: viene praticata con un’intensità senza pari, senz’altro superiore ai meriti di ciò che viene comunicato, eppure le modalità con cui la si pratica sono di un’ingenuità disarmante. Un caso interessante in questo senso è quello di Tiziana Cantone, e delle molte altre vicende simili, fortunatamente meno tragiche. … More Il messaggio, il selfie, il suicidio

L’apocalisse è ieri

Confesso, senza alcun imbarazzo, la mia passione per A Song of Ice and Fire e per la relativa serie televisiva. L’improbabile lettore di queste righe può stare tranquillo: a proseguire, non si troverà di fronte l’ennesima tirata sulle narrazioni seriali e la notevole qualità di queste produzioni televisive, da parte di un tizio che quando … More L’apocalisse è ieri