Al bel mondo nulla è insopportabile come l’attività di spiegare

Così dice Hegel in Chi pensa astrattamente?, rapido saggio giovanile dedicato a una tesi solo apparentemente paradossale: a pensare astrattamente è l’uomo incolto, non il colto. Pensare astrattamente significa infatti limitarsi a vedere l’aspetto più evidente delle cose, e ritenere che esse siano tutt’uno con quel solo aspetto: non voler andare a fondo, non cercare le cause e le conseguenze, ma limitarsi a emettere un giudizio sommario. Evitare i giudizi sommari non è solo questione di buon gusto e di gentilezza, ma è soprattutto faccenda di acribia e di una  certa albagia intellettuale: quella stessa, insomma, che spinge a usare parole come acribia e albagia per presentarsi.

Però c’è anche la volontà di andare almeno un po’ a fondo, di elaborare le questioni e di dare un minuscolo contributo a vederci chiaro: perché, come suona uno dei miei detti preferiti, si scavano pozzi profondi per attingere acqua limpida in superficie. La correlazione tra la profondità del pozzo e la limpidità dell’acqua è proprio quello che sfugge a chi pensa astrattamente.