La più balla del mondo

Ogni volta che sento la solita tiritera della Costituzione più bella del mondo mi viene l’orticaria. Innanzitutto perché ho una particolare allergia a ogni manifestazione di quella particolare arroganza dell’ignoranza che permette di estendere all’universo le proprie poco fondate opinioni, esprimendosi in valutazioni di merito tanto più convinte quanto meno fondate, poi perché queste affermazioni … More La più balla del mondo

Setta a responsabilità limitata

La vicenda dello stimato collaboratore della signora Raggi è stata gestita in modo perfettamente consono alla statura intellettuale e morale dei suoi protagonisti. Credo che valga la pena analizzarla con una certa attenzione, dal momento che attraverso questa lente è possibile mettere in prospettiva le principali caratteristiche del movimento casaleggese. Mai come in questo caso, del resto, l’aggettivo si rivela appropriato: Virginia Raggi ha vinto le famigerate consultazioni online gestite dalla Casaleggio associati, è stata fortemente voluta dal fu Casaleggio padre, e a quanto pare è stata salvata dal figlio di cotanto padre, un tizio che per i suoi meriti, tutti ascrivibili all’anagrafe, e per i suoi modi potrebbe ben esser chiamato l’untuoso del signore. Per completare l’opera, la sindaca sarà d’ora in poi messa sotto tutela, per esempio dal vicesindaco ex leghista e compagno di merende della cara vecchia Casaleggio associati, vale a dire la stessa azienda con cui madame ha firmato il celebre contratto capestro prima della candidatura. … More Setta a responsabilità limitata

La questione (politica) degli universali

Un celebre detto di Margaret Thatcher suona così “who is society? There is no such thing! There are individual men and women and there are families and no government can do anything except through people and people look to themselves first”. Si tratta di un’ovvietà e, come spesso accade alle ovvietà, anche di una castroneria: se è ovviamente vero che l’esistenza reale spetta solo agli individui e che i soggetti collettivi sono una finzione o, meglio, una rappresentazione rispetto al piano dell’esistenza reale, è altrettanto vero che gli individui non si danno al di fuori di queste rappresentazioni sociali, e soprattutto che non si danno politicamente. Prova ne sia che la stessa Thatcher, dopo aver negato l’esistenza della società, è costretta ad affiancare agli individui una formazione sociale, vale a dire la famiglia. Meglio ancora: un conservatore che afferma un simile principio sta segando il ramo su cui siede, visto che se non esiste la società non esistono nemmeno la nazione, la patria, le tradizioni e neppure il mercato. … More La questione (politica) degli universali

Il bug della rappresentanza

La proposta di Pisapia, persona degnissima, è arrivata buona ultima in una lunga serie di progetti per la costituzione di un soggetto unitario a sinistra, ed era quasi inevitabilmente destinata alla stessa fine di quelle che l’hanno preceduta. Dalla fine farsesca di Rifondazione Comunista in poi, non è mai stato possibile costruire un soggetto che avesse un’esistenza non completamente velleitaria, una valenza non semplicemente accessoria e una proposta non banalmente identitaria. Eppure, appare evidente che lo smantellamento dello stato sociale, i disastri della finanziarizzazione, l’impoverimento dei lavoratori, la predita di rappresentatività delle istituzioni e, più in generale, il disagio economico, sociale, culturale e persino esistenziale di questi ultimi anni rendono necessaria, e urgente, un radicale ripensamento delle attuali condizioni di esistenza, e che proprio questo dovrebbe essere il terreno proprio delle forze di sinistra. … More Il bug della rappresentanza

Il teatrino della crisi

Dopo aver discettato della fessaggine di Renzi e dell’idiozia pentastellata, adesso che sto per cimentarmi con la povertà estetica e intellettuale della commedia di questa crisi di governo sarà fin troppo facile tacciarmi di arroganza. A mia difesa, posso solo invocare la consapevolezza che chi vede la stupidità negli altri stia in realtà scorgendo la propria, e il solo portato di questa consapevolezza è che questa visione di insipienza mi porta più a cercare di capirla che a disprezzarla. Certo, c’è la possibilità che sia tutto un teatrino, che lo spettacolo di ingenuità cui assistiamo altro non sia che, appunto, uno spettacolo, recitato a beneficio di un pubblico, questo sì, tanto stupido da reagire con sdegno, ossia con quello che in fondo è il sentimento politico più universalmente accessibile ai fessi. … More Il teatrino della crisi

Il regime degli idioti

Si può dire che il Movimento 5 stelle è un cospicuo idiota collettivo, efficace versione 2.0 di quel partito come intellettuale collettivo che ha fatto la storia del Novecento. Si dirà che analoghe forme di idiosincratizzazione cognitiva, se mi si fa passare questo orrendo conio, hanno permeato più o meno ogni istanza politica, con ogni evidenza nei totalitarismi ma anche nelle più misurate e beneducate forme di partecipazione democratica: a dare retta a Schmitt, il politico si fonda in quanto tale sul riconoscimento di un altro come irriducibilmente altro e dunque nemico, e pertanto, aggiungeremmo noi, su un idiotismo fondativo. … More Il regime degli idioti

Un sì convinto ma non entusiasta

Certo, vedere la costituzione scritta da Dossetti, Terracini e Lelio Basso (per esempio) riscritta, in parte, da Boschi e Renzi (tra gli altri) non è una gran cosa, ma questa è l’Italia di oggi e quella è di allora e, prima che di farsi assalire da un ritorno di nostalgia sarebbe bene ricordarsi che l’Italia di allora era appena stata quella della Risiera di san Saba e della banda Koch, e stava per diventare quella di Gladio, di Portella delle ginestre e di Scelba. A ogni epoca, insomma, la sua costituzione, specie nella parte che determina le regole del gioco; a meno di vederla come una sorta di decreto divino, perfetto per articolo di fede e immutabile sotto pena di eresia. … More Un sì convinto ma non entusiasta

Bufale orizzontali, censura verticale

L’accusa rivolta a Facebook e Twitter di aver contribuito in modo determinante al successo di Trump, e lo stesso si potrebbe dire del movimento 5 stelle, della Lega e di tutto il simpatico e assortito canagliume populista d’occidente, dice il vero, e al contempo è sbagliata. Se è certamente vero che il populismo campa di bufale, che questi media ne favoriscono la circolazione, e che sulla loro ribalta la bufala ha lo stesso risalto e la stessa dignità della più seria e rigorosa analisi di fatti verificati, rilevanti e significativi, con evidente vantaggio delle bufale, che sono più facili da produrre e fruire, e sono più eclatanti, immediate e viscerali delle ponderose e rigorose analisi dei fatti; se, per farla breve, le celebri parole di Eco sul web e l’imbecillità sono senz’altro vere, temo che il punto non sia esattamente questo o, per meglio dire, che non siano specificamente le policy di Facebook e Twitter. … More Bufale orizzontali, censura verticale

Grab them by the pussy

È evidente che, se si vuole dare un senso al voto a Trump come contrapposizione alle élite, questo termine debba essere inteso in un senso che possa escludere lo stesso Trump. In altre parole, il fatto che sia un uomo ricchissimo, capace di portare alla fortuna o alla rovina intere città, di assumere o licenziare migliaia di persone, il suo stesso stile di vita sardanapalesco sono tutte cose che, evidentemente, restano al di fuori di questa definizione. Eppure, non sono certo dettagli nel personaggio Trump: la sfacciata, cafonissima esibizione di questi tratti, al contrario, costituisce un fattore di primaria importanza nella sua popolarità. Di più; Trump è sfacciatamente orgoglioso di far parte del famoso 1 per cento, di usare ogni trucco, precluso alla massa, per evitare le tasse, di fare shopping tra i politici di entrambi i partiti per curare i propri interessi; eppure, queste indubbie esibizioni di potere non lo rendono parte delle élite. … More Grab them by the pussy